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ESG PROJECT BY TIMOSSI

Roccia metà ricoperta di muschio e metà scura, unita da un cerotto giallo

LE GRANDI RIVOLUZIONI FANNO RUMORE. QUELLE VERE, QUASI MAI.

Bottiglia trasparente contenente una roccia ricoperta di muschio

C’è un momento preciso in cui le cose iniziano a cambiare. Non è quando qualcuno annuncia un piano quinquennale. Non è quando compare un nuovo logo verde. E non è nemmeno quando una parola diventa di moda. Il cambiamento inizia molto prima.

Inizia quando qualcuno si ferma, guarda quello che ha sempre fatto e si chiede, semplicemente:

Ha ancora senso?

È una domanda scomoda. Perché obbliga a mettere in discussione le abitudini. E le abitudini sono comode. Funzionano. Fanno risparmiare tempo. Ma raramente cambiano il mondo. Noi lavoriamo in un settore che vive di gesti. Versare. Servire. Accogliere. Aspettare. Assaggiare.

Ogni giorno li ripetiamo migliaia di volte. E forse è proprio per questo che tendiamo a dimenticare una cosa fondamentale: ogni gesto è anche una scelta. Scegliere un produttore invece di un altro. Scegliere di recuperare anziché buttare. Scegliere di misurare ciò che fino a ieri sembrava impossibile misurare. Scegliere di investire oggi, anche se il risultato si vedrà domani.

Le grandi trasformazioni non arrivano tutte insieme. Si accumulano. Una dopo l’altra. Come le gocce che riempiono un bicchiere.

Quelle che iniziano. Anche senza avere tutte le risposte. Un produttore che cambia il modo di coltivare. Un bartender che riscrive una ricetta partendo dagli scarti. Uno chef che ridisegna una cucina. Un distributore che decide di misurare il proprio impatto invece di limitarsi a raccontarlo.

Sono storie diverse. Ma hanno tutte qualcosa in comune. La convinzione che fare bene il proprio lavoro oggi significhi assumersi una responsabilità che va oltre il proprio ruolo. Noi, questa responsabilità, la incontriamo ogni giorno.

Viaggia insieme alle bottiglie. Passa dai produttori ai locali. Attraversa magazzini, strade, persone, territori. È invisibile. Ma c’è. E influenza tutto il resto.

Per questo abbiamo deciso che non ci bastava distribuire prodotti. Volevamo distribuire anche idee. Connessioni. Domande. Perché le domande, spesso, sono più utili delle risposte.

ON THE ROCK nasce così.

Non per raccontare quanto siamo bravi. Ma per dare spazio a chi prova, ogni giorno, a fare le cose in modo diverso. Non importa quanto grande sia il cambiamento. Ci interessa che sia reale. Che parta da un’intenzione.

Che diventi un’abitudine. Che possa ispirarne un’altra.

In fondo, il mondo dell’hospitality ha sempre funzionato così. Una buona idea passa da una cucina a un’altra. Da un bancone a un altro. Da una bottiglia a un’altra. Le persone la osservano. La fanno propria. La migliorano. La condividono. E senza quasi accorgersene, il settore cambia, il mondo cambia.

Forse è questa la definizione che ci piace di più. La sostenibilità non come una meta. Ma come una conversazione. Una conversazione fatta di persone curiose. Di mani che lavorano. Di dettagli che contano. Di scelte che nessuno applaude, ma che tutti, prima o poi, finiscono per sentire.

Questo progetto è dedicato a loro.
A chi non aspetta che il futuro arrivi.

IMPACT

Il peso delle cose invisibili

Dietro la consegna di ogni bottiglia, c’è un viaggio fatto di persone, scelte e responsabilità. Noi di Timossi abbiamo deciso di misurarlo, perché è da ciò che non si vede che nasce il cambiamento.

Quando scegli una bottiglia, guardi l’etichetta. Da dove arriva. Chi la produce. Cosa racconta. Perché ogni grande prodotto nasce da una grande storia.

Ma ce n’è un’altra, che raramente viene raccontata.

È quella che inizia quando la bottiglia lascia il nostro magazzino e arriva sul bancone del tuo locale. Un viaggio fatto di persone, chilometri, energia e organizzazione. Un viaggio invisibile, eppure decisivo.

Per anni lo abbiamo chiamato semplicemente “logistica”. Oggi sappiamo che è molto di più. Perché anche il modo in cui una bottiglia arriva a destinazione racconta un modo di fare impresa.

È da questa consapevolezza che nasce il nostro percorso in Timossi Beverage & Food Solution. Non da una risposta, ma da una domanda: quanto pesa davvero il nostro lavoro?

Per scoprirlo servivano dati, non intuizioni. Per questo abbiamo scelto di investire nella misurazione del nostro impatto attraverso la Carbon Footprint. Perché migliorare significa prima di tutto conoscere.

I numeri, da soli, non cambiano le cose. Ma aiutano a prendere decisioni migliori. A capire dove intervenire, come ottimizzare i processi e come trasformare gli impegni in azioni concrete.

Ed è proprio questo il valore della misurazione: non dimostrare di essere perfetti, ma avere il coraggio di migliorare.

La parte più interessante, però, è che questo percorso non riguarda soltanto noi.

Riguarda ogni bartender, ogni ristoratore, ogni hotel che sceglie questa filiera. Perché scegliere un distributore significa scegliere anche il modo in cui lavora, i produttori che rappresenta e i valori che decide di mettere in circolazione.

Quando un distributore investe per ridurre il proprio impatto, quel valore non rimane dentro un report. Arriva fino al bancone e diventa parte dell’esperienza che un locale offre ai propri clienti.

Perché oggi la qualità non si misura soltanto in ciò che c’è nel bicchiere.

Si misura anche nelle scelte che lo hanno portato fin lì.

Periodo di riferimento
1 gennaio – 31 dicembre 2025

Fonte dati Carbon footprint Study Report 2025 di Timossi Commerciale S.p.A.
0

Tonnellate evitate di CO₂E

Derivanti dall’acquisto di energia elettrica da fonti rinnovabili certificate (GO), dall’impianto fotovoltaico e dall’utilizzo di biocarburante HVO, rispetto allo scenario antecedente agli interventi.
0

Equivalente ad alberi piantati

Beneficio equivalente alla CO₂ assorbita in un anno da 27.249 alberi (7,5 kg CO₂/albero equivalente, Fonte: AzzeroCO₂, Dossier Forestazione 2007–2012)
0 %

Energia proveniente da fonti rinnovabili certificate

Energia elettrica prelevata dalla rete proviene da fonti rinnovabili certificate (GO)
0 kWh

Energia autoprodotta tramite impianto fotovoltaico

0 kg CO₂e

Kg di emissioni generate per ogni tonnellata di merce distribuita

Le scelte migliori sono quelle che si condividono.

Misurare il proprio impatto è solo il primo passo. Il vero cambiamento nasce quando produttori, distributori, locali e clienti diventano parte della stessa filiera. È questo il percorso che abbiamo deciso di costruire.

Logo Fourgreen
Logo Misurho

Vuoi conoscere il nostro impatto?

Vuoi richiedere il tuo report? Scrivi a marketing@timossi.it

Planet

GENOVA, LIGURIA - 2025

Il MARE
non dimentica

Pesce con parole sulla tutela del mare e coordinate geografiche di Genova
Il mare conserva tutto. Il sale, le correnti, i relitti. E, purtroppo, anche quello che l’uomo dimentica.

Ogni anno migliaia di reti da pesca vengono perse o abbandonate sui fondali. Continuano a intrappolare pesci e altre specie marine, trasformandosi in trappole invisibili che danneggiano gli ecosistemi per anni. Per questo si chiamano reti fantasma.

La sostenibilità, a volte, inizia proprio da qui: dal decidere di guardare sotto la superficie.

È con questo spirito che abbiamo scelto di sostenere il progetto di recupero delle reti fantasma dai fondali della Secca di Santo Stefano al Mare, contribuendo a liberare un tratto di costa di straordinario valore naturalistico da attrezzature da pesca abbandonate.

Il progetto rientra nella campagna Mosaico Verde, promossa da AzzeroCO₂ e Legambiente, che riunisce interventi concreti per la tutela e la valorizzazione del territorio e degli ecosistemi.

Può sembrare una storia lontana dal mondo dell’hospitality. In realtà è il contrario.

Perché ogni bottiglia racconta un territorio. E un territorio non è fatto solo di vigne o distillerie, ma anche dei paesaggi, del mare e delle comunità che lo custodiscono. Prendersene cura significa proteggere il valore che arriva ogni giorno fino ai tavoli di un ristorante, al bancone di un cocktail bar, alla carta dei vini di un hotel.

È questa la nostra visione: non limitarci a distribuire qualità, ma contribuire a preservare i luoghi da cui quella qualità nasce.

Perché a volte il gesto più importante non è aggiungere qualcosa.
+ 0

quintali di reti da pesca abbandonate recuperate sul fondale marino della secca di Santo Stefano al Mare.

People

Genova Pontedecimo - 2026

Il
profumo delle seconde possibilità

Alla Casa Circondariale di Genova Pontedecimo, un lavandeto diventa molto più di un progetto ambientale: è un luogo dove la natura insegna un mestiere, restituisce dignità e dimostra che la sostenibilità può far rifiorire anche le persone.

Ci sono luoghi in cui nessuno si aspetta di trovare un campo di lavanda.

Un carcere è uno di questi.

E forse è proprio per questo che il suo profumo ha un significato diverso.

Non parla di fiori. Parla di possibilità.

Alla Casa Circondariale di Genova Pontedecimo, duecento piante di lavanda non sono state messe per rendere più bello uno spazio. Sono il cuore di un percorso che insegna un mestiere, restituisce responsabilità e offre alle persone detenute competenze che potranno accompagnarle anche fuori da quelle mura. Accanto al lavandeto è stato installato anche un estrattore per la produzione di oli essenziali: un gesto concreto che trasforma la cura della natura in formazione professionale.

Nello stesso progetto è stata riqualificata anche l’area colloqui all’aperto. Dieci alberi di ciliegio, un gazebo, giochi inclusivi realizzati con plastica riciclata. Non è solo un intervento paesaggistico: è un modo per rendere più umano il momento in cui una madre incontra i propri figli.

È qui che la sostenibilità cambia significato.

Non è solo una questione ambientale, è la capacità di generare valore dove sembrava impossibile farlo.

Di rigenerare uno spazio. Ma soprattutto una relazione. Una prospettiva. Una persona.

Per questo noi di Timossi abbiamo scelto di sostenere il progetto nell’ambito della campagna Ortofrutteto Solidale Diffuso, promossa da AzzeroCO₂ e Legambiente. Non per piantare duecento piante di lavanda, ma per contribuire a coltivare qualcosa di molto più prezioso: opportunità.

Un’idea di sostenibilità che unisce ambiente, inclusione sociale e territorio, mettendo in relazione imprese, associazioni e istituzioni.

In fondo, è questo che fanno le imprese quando scelgono di guardare oltre il proprio perimetro.

Non cambiano il mondo da sole, ma possono creare le condizioni perché qualcosa inizi a cambiare.

Un campo di lavanda non cancella gli errori del passato. Non risolve i problemi del sistema. Non trasforma una vita da un giorno all’altro.

Ma insegna che prendersi cura di qualcosa significa, prima di tutto, imparare a prendersi cura di sé.

E forse la sostenibilità comincia proprio da qui.

Dal credere che ogni luogo, ogni comunità e ogni persona meritino, almeno una volta, la possibilità di rifiorire.